News

13/12/2018 - SALVATORE ARANCIO | TALK AT INBETWEEN - VIAGGI ATEMPORALI E LONTANI, ISIA, FAENZA, ITALY

Giovedì 13 dicembre 2018 alle ore 18, presso l’aula magna dell’ISIA Faenza nello storico Palazzo Mazzolani, si terrà l’incontro con…

Giovedì 13 dicembre 2018 alle ore 18, presso l’aula magna dell’ISIA Faenza nello storico Palazzo Mazzolani, si terrà l’incontro con l’artista Salvatore Arancio dal titolo Viaggi Atemporali e Lontani, secondo appuntamento del nuovo ciclo In Between di conversazioni con i protagonisti del mondo del design, dell’arte e della creatività contemporanea.

L'interesse principale al centro della pratica artistica di Salvatore Arancio (Catania, 1974) risiede nel potenziale che racchiudono le immagini e, in particolare, nel modo in cui esse possono essere reincorniciate o rivisualizzate, attraverso l'uso di un ampio spettro di tecniche quali la ceramica, l’incisione, il collage, l’animazione e il video.

Le opere di Arancio trasmettono sempre l'idea di un concetto compatto e omogeneo, indipendentemente dal fatto che la pratica dell’artista sia sempre e paradossalmente composta da elementi contrastanti: naturale e artificiale, minerale e vegetale, bidimensionale e tridimensionale, scientifica e mitologica. A partire dal loro significato letterale, si creano dunque nuove giustapposizioni al tempo stesso meravigliosamente evocative e profondamente inquietanti.

L’artista, che sarà anche il protagonista del prossimo workshop in design ceramico La botanica parallela con gli studenti del Biennio in Design del Prodotto di ISIA Faenza, si racconterà a partire da alcuni dei suoi progetti recenti più celebri. Tra questi, la mostra Surreal Science: Loudon Collection with Salvatore Arancio, attualmente in corso alla Whitechapel Gallery di Londra, dove le opere dell’artista dialogano con la collezione di George Loudon, composta da libri illustrati, reperti provenienti dai tre regni della natura e oggetti curiosi, realizzati da abili artigiani, e legati allo studio della biologia nel XIX e XX secolo. La personale dell’artista presso Federica Schiavo Gallery dal titolo And These Crystals Are Just like Globes of Light (2017) era invece composta da una serie di sculture  che decontestualizzavano le forme che le avevano ispirate (la Grotta dei Cristalli Giganti in Messico o gli alberi pietrificati del Lava Trees State Park nelle Isole Hawaii), sottolineando la straordinarietà e la forza evocativa di questi elementi naturali che possono richiamare simboli fallici e segni esoterici. Lo straordinario paesaggio del Lava Trees State Park ha ispirato anche l’installazione che Arancio, invitato alla 57a Mostra d’Arte Internazionale della Biennale di Venezia del 2017, ha presentato nel Giardino delle Vergini: It was only a matter of time before we found the pyramid and forced it open è una sorta di giardino scultoreo realizzato in collaborazione con l'antica Ceramica Gatti Faenza, che in collegamento con un video, si pone come una sorta di "area di guarigione" terapeutica dove i visitatori si confrontano con enigmatiche formazioni totemiche primordiali.

Il progetto La botanica parallela, a cura di Salvatore Arancio, fa parte delle iniziative di respiro internazionale che l’ISIA di Faenza dedica al design ceramico e al rinnovato interesse per questa pratica da parte dei progettisti e degli artisti contemporanei. Come per il progetto Work a cura di Andrea Anastasio, anche questa seconda edizione prevede, oltre alla conferenza e al workshop con gli studenti dell’ISIA, una mostra itinerante dei loro progetti che partirà da un’importante galleria di Milano in occasione del Salone del Mobile e un catalogo edito da Corraini Edizioni. Tutta l’iniziativa è promossa in collaborazione con Ente Ceramica Faenza, Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza e Contamination Lab di Faenza, partner dell’ISIA nella promozione della cultura del design ceramico.

 

ISIA Faenza Design & Comunicazione è un’istituzione di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanei che, fin dalla sua fondazione, opera nell’ambito dell’alta formazione del design. Grazie anche alla nuova governance di Giovanna Cassese e Marinella Paderni, sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione della cultura del design con una particolare attenzione al tema della ceramica.

7/12/2018 - PATRICK TUTTOFUOCO | LA STRADA. DOVE IL MONDO SI CREA, MAXXI, ROME, ITALY (GROUP SHOW)

Exhibition dates: December 7th, 2018 - April 28th, 2019 LA STRADA. DOVE SI CREA IL MONDO Gallerie 3 e 4…

Exhibition dates: December 7th, 2018 - April 28th, 2019

LA STRADA. DOVE SI CREA IL MONDO

Gallerie 3 e 4

a cura di Hou Hanru con il team curatoriale del MAXXI

La strada come luogo di condivisione e innovazione, principale laboratorio per artisti, architetti e creativi

È il momento di tornare in strada: la vita urbana dovrebbe coincidere con la vita pubblica e la strada è il luogo in cui tutto avviene. Opere d’arte, progetti di architettura, fotografie, performance, interventi site specific e video accolgono il visitatore in una successione di gallerie che formano una strada lunga decine di metri.

Grandi installazioni accompagnano alla scoperta di una strada spesso nascosta in cui le affissioni sono presentate come arte accessibile al pubblico di massa e gli spazi nascosti prendono voce. La strada è analizzata come manifesto in continua mutazione della vita contemporanea, elemento di connessione ma anche di rottura, scenario delle esperienze del quotidiano come i festival di strada, i cinema estemporanei o lo street food.

07 dicembre 2018 - 28 aprile 2019

LA STRADA. DOVE SI CREA IL MONDO

Gallerie 3 e 4
a cura di Hou Hanru con il team curatoriale del MAXXI

La strada come luogo di condivisione e innovazione, principale laboratorio per artisti, architetti e creativi

È il momento di tornare in strada: la vita urbana dovrebbe coincidere con la vita pubblica e la strada è il luogo in cui tutto avviene. Opere d’arte, progetti di architettura, fotografie, performance, interventi site specific e video accolgono il visitatore in una successione di gallerie che formano una strada lunga decine di metri.

Grandi installazioni accompagnano alla scoperta di una strada spesso nascosta in cui le affissioni sono presentate come arte accessibile al pubblico di massa e gli spazi nascosti prendono voce. La strada è analizzata come manifesto in continua mutazione della vita contemporanea, elemento di connessione ma anche di rottura, scenario delle esperienze del quotidiano come i festival di strada, i cinema estemporanei o lo street food.

Artists

29/11/2018 - KARTHIK PANDIAN, ANDROS ZINS-BROWNE | ATLAS UNLIMITED, AALST, ANTWERP, CHICAGO

ATLAS UNLIMITED (ACTS I-III), NETWERK AALST, AALST, BELGIUM Exhibition dates: September 29th - December 16th, 2018 Since 2011, Karthik Pandian…

ATLAS UNLIMITED (ACTS I-III), NETWERK AALST, AALST, BELGIUM

Exhibition dates: September 29th - December 16th, 2018

Since 2011, Karthik Pandian and Andros Zins-Browne have been exploring the image of revolution in the wake of the Arab Spring. The latest iteration of this ongoing collaboration is Atlas Unlimited. Taking place across a number of international venues, Atlas Unlimited changes and adapts to its specific context, as a succession of “acts” at each location.

The first three acts take place in Netwerk Aalst, and introduce a backdrop painting, sculptural fragments and artefacts that depict and re-enact squares, monuments and mise-en-scènes from Caïro, Palmyra, Ouarzazate, Marrakech and Aalst, including the atelier of the Syrian sculptor Zakaria Almoutlak.

These fragmented and unfinished objects and depictions seem caught in a constant state of flux as a cast of builders – including sculptors, painters, performers and a carnival crew – inhabit, erect, maintain and dismantle them in the exhibition space. While at work, these builders also turn to visitors to share stories of displacement, settlement and reconstruction, interweaving personal testimonies with fictionalised accounts.

Atlas Unlimited enacts the instability and itinerant realities of migration - of movement of people, places and objects. By giving agency to builders to both produce and narrate unfinished and temporary sets and sculptures, in dialogue with visitors and local organizations, Pandian and Zins-Browne test out the positive potential of unstable representations of identity and locality, in an attempt to overcome both the paralyzing effect of the truth/fiction collide and the powerlessness of the represented.

CREDITS

Karthik Pandian & Andros Zins-Browne: Atlas Unlimited (Acts I-III), Netwerk Aalst, 29 September – 16 December 2018

Builders, in order of appearance: Zakaria Almoutlak is a sculptor from Syria living in Brussels Gaia Carabillo is an artworker from the south Nada Ghosn is an English-French-Arabic translator based in Paris Maren Greinke is Professor of Set Design at the Hochschule für Bildende Künste Dresden. Her students are Erik Hamann, Jule Mainka, Katharina Kriseleit, Niklas Müller & Valentin Hammermeister De Looizemaanen is a carnival crew from Aalst Ilyas Odman is a choreographer living in Istanbul Guido Van Vliet is a sculptor living in Oud Heverlee El Dakhlaweyya are a band of Shaabi musicians from Alexandria, Egypt Maika Garnica is an artist based in Antwerp Makhlouf is a cartoonist working in Cairo

Production: Sien Van Dycke (Brussel), Katie Soule (Cambridge), Menna Khalil (Cairo) & Netwerk Aalst, thanks to the Aalst-based carnival groups Steirk and Zwisjelmoizen

Atlas Unlimited (Acts I-VI): Karthik Pandian & Andros Zins-Browne is co-commissioned by Netwerk Aalst and Logan Center Exhibitions, and co-produced by Precarious Pavilions Antwerp and The Great Indoors. It is made possible with the support from The Graham Foundation for Advanced Studies in the Fine Arts.

 

ATLAS UNLIMITED (ACT IV), PRECARIOUS PAVILIONS, ANTWERP, BELGIUM

Exhibitions dates: 16 December 2018 – 13 January 2019

Karthik Pandian and Andros Zins-Browne invite the public to take a walk in the Old Harbour of Antwerp. Guided by an audio narration produced in collaboration with Syrian sculptor Zakaria Almoutlak, visitors will encounter a series of sculptures that range from the monumental to the invisible. Issues of migration, history and scale motivate this work that leads visitors on a journey from an iconic port into the global imaginary.

Precarious Pavilions — Atlas Unlimited (Act IV) is the third pavilion in a line of four. Each pavilion is being presented in a different city, season and created by a different artist(collective).

Created by Karthik Pandian and Andros Zins-Browne

Assisted by: Sien Van Dycke

Curated by Michiel Vandevelde

Production: Disagree. vzw

Coproduction: deSingel, Extra City Kunsthal, Het Bos, Netwerk Aalst, The Great Indoors vzw

With the support of: The Flemish Government and the Graham Foundation for Advanced Studies in the Fine Arts

 

ATLAS UNLIMITED (ACTS V-VI), LOGAN CENTER GALLERY, CHICAGO, USA

Exhibition dates: February 1st - March 17th, 2019

Opening: February 1, 6-8 pm | Logan Center Gallery

Since 2011, visual artist Karthik Pandian and choreographer Andros Zins-Browne have been exploring the image of revolution in the wake of the Arab Spring. Narratives of movement—figurative and literal, political and aesthetic, confessional and speculative—have woven their way through a series of interrelated works across moving image, theatre, and dance. Atlas Unlimited, the latest iteration of this ongoing project, combines sculpture and storytelling, tracing the flows of people, art, and artifacts across geographies and cultures in the past, present, and future. Taking place across a number of international venues, Atlas Unlimited changes and adapts to its specific context as it moves, unfolding in a succession of “acts” at each location.

At the Logan Center Gallery, temporary architectures and sculptural fragments depict artifacts, monuments, tents, and border walls from Tahrir Square and Palmyra to Myanmar and the US-Mexico border. Other objects on view draw directly from the artists’ research on Chicago, referencing the “Street in Cairo” attraction and other temporary exhibitions erected during the Columbian Exposition of 1893. These fragmentary sets are presented in a constant state of flux as a cast of performers including a conservator, a bricklayer, an actor, and a painter intermittently erect, maintain, and dismantle them. Working in the gallery during opening hours, each performer recounts tales of displacement, settlement, and reconstruction that interweave personal testimonies with fictionalized accounts. These narratives emerge from a series of workshops conducted by the artists and their ongoing conversations with a host of collaborators in Chicago and elsewhere.

Karthik Pandian & Andros Zins-Browne: Atlas Unlimited (Acts V–VI) is realized in close collaboration with Anthony Adcock, Zakaria Almoutlak, Quenna Barrett, Jane Foley, Sami Ismat, Gabe Moreno, Tasha Vorderstrasse, Laura Toffenetti, and community members from the Rohingya Cultural Center, and students in the Design Apprenticeship and Community Actors Programs at Arts + Public Life, University of Chicago.

Karthik Pandian & Andros Zins-Browne: Atlas Unlimited (Acts V–VI) is presented by Logan Center Exhibitions and curated by Yesomi Umolu, Exhibitions Curator with Katja Rivera, Assistant Curator and Alyssa Brubaker, Exhibitions Coordinator. This exhibition is made possible by support from The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, The Reva and David Logan Foundation, The Graham Foundation for Advanced Studies in the Fine Arts, and friends of the Logan Center. Atlas Unlimited is co-commissioned by Netwerk Aalst and Logan Center Exhibitions, University of Chicago and co-produced by Precarious Pavilions Antwerp and The Great Indoors.

29/11/2018 - PATRICK TUTTOFUOCO | BUONI COME IL PANE, TRIENNALE, MILANO, ITALY (GROUP SHOW)

Exhibition Dates: December 5th, 2018 - January 13rd 2019 Opening Hours: 10.30 am - 8.30 pm @ Palazzo della Triennale…

Exhibition Dates: December 5th, 2018 - January 13rd 2019

Opening Hours: 10.30 am - 8.30 pm

@ Palazzo della Triennale

 

Una multiforme interpretazione del pane da parte di importanti designer, artisti, chef, scrittori e di un famoso fotografo, in occasione dei 120 anni dell'associazione Pane Quotidiano Onlus.

La Triennale di Milano, in occasione dei 120 anni dell’associazione Pane Quotidiano Onlus, presenta la mostra Buoni come il Pane: una multiforme interpretazione del pane da parte di importanti designer, artisti, chef, scrittori e di un famoso fotografo. Il pane è interpretato come emblema della socialità, elemento di grande valore simbolico che esprime tradizione, arte, manualità, condivisione e spirito di comunione.

Venti artisti e designer italiani di fama internazionale e dieci famosi chef hanno ideato trenta nuovi, inaspettati, pani. In mostra saranno esposte sia le versioni ceramiche, rese possibili grazie al sostegno di Bosa Ceramiche, sia le loro versioni edibili. Dieci scrittori hanno donato un breve testo sul pane e Oliviero Toscani ne ha proposto una immagine emblematica.

Durante la charity gala dinner il 4 dicembre, le sculture, autografate dagli autori, verranno assegnate con una lotteria a chi avrà acquistato i relativi biglietti numerati, in vendita da settembre. Il ricavato andrà interamente a favore di Pane Quotidiano Onlus, l’associazione milanese che assicura ogni giorno, gratuitamente, cibo alle fasce più povere della popolazione, distribuendo generi alimentari e beni di conforto. L’allestimento della mostra sarà realizzato grazie al supporto di ArcelorMittal CLN e Scaffsystem.

Artisti e designer: Andrea Branzi, Letizia Cariello, Matteo Cibic, Enzo Cucchi, Michele De Lucchi, Lucio del Pezzo, Nathalie Du Pasquier, Stefano Giovannoni, Matteo Guarnaccia, Alessandro Guerriero, Giulio Iacchetti, Daniele Innamorato, Ugo La Pietra, Flavio Lucchini, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Elena Salmistraro, Patrick Tuttofuoco e Marco Bruzzone, Nanda Vigo

Chef: Alice Delcourt e Soda Thiam, Vittorio Fusari, Silvio Greco, Pietro Leemann, Juan Lema, Davide Longoni, Sergio Mei, Andrea Provenzani, Claudio Sadler, Elio Sironi

Scrittori: Marco Belpoliti, Laura Bosio, Alberto Capatti, Francesco M. Cataluccio, Lella Costa, Erri De Luca, Helena Janeczek, Gianni Mura, Michela Murgia, Carlo Petrini

Fotografo: Oliviero Toscani

Elaborazione artistica allestimento: Manuela Bertoli

Per informazioni relative all’acquisto dei biglietti per lotteria e charity gala dinner: panequotidiano@c-zone.it

T +39 02 87286581

 

Credits

A cura di

Alessandro Guerriero e Alessandra Zucchi (Tam Tam)

con Carlo Casti, Francesco M. Cataluccio, Giacomo Ghidelli

e con Margherita Sigillò

 

Organizzazione generale e ufficio stampa Pane Quotidiano

C-ZONE Comunicazione & Eventi

25/10/2018 - SVENJA DEININGER | CRESCENDO, MARIANNE BOESKY GALLERY, NEW YORK, USA

Exhibition dates: October 26th – December 22nd, 2018 Opening: October 25th, 2018, 6 – 8 pm Marianne Boesky Gallery 509…

Exhibition dates: October 26th – December 22nd, 2018

Opening: October 25th, 2018, 6 – 8 pm

Marianne Boesky Gallery

509 W 24th Street, New York

Marianne Boesky Gallery is pleased to present Crescendo, Viennese artist Svenja Deininger’s third solo exhibition with the gallery. The exhibition will feature a new body of paintings that captures Deininger’s fluid manipulation of color and form, resulting in complex compositions that arise organically as she works the canvas. Driven by both formal inquiry and a deep understanding of physical environment, Deininger will create a holistic experience. Crescendo will be on view at the gallery’s 509 W. 24th Street location from October 25 through December 22, 2018.

Deininger approaches each exhibition as a distinct moment in time, following a single conceptual thread or inkling until it completes in a discrete body of work. In this way, Deininger is much like a composer, weaving together gesture, color, and line to create an intricacy of texture and rhythm, with each painting bringing a singular note and weight to the overall experience. Suspended between abstraction and figuration, her canvases evoke a range of seemingly intangible sensations—a fleeting dream, a spark of memory, the indiscernible outlines of a place, or an emotion lost but newly felt. These evocations are most recently influenced by her time spent painting in Milan, where she began this latest body of work, and Vienna, where she completed it. While devoid of any overt reference or symbol, the atmospheric and structural contours of her home and briefly adopted city have inspired both palette and silhouette within these new paintings.

These fragments of experience are made manifest through Deininger’s layering of form and color on the canvas—sometimes over many months and in different locations. Geometric forms, suggesting body and object, meld and overlap with more free-form abstract fields of color, establishing a sense of depth and movement on and beyond the surface plane. This visual experience is further intensified by Deininger’s stripping and recoating of paint and varnish, softening and heightening the emerging shapes and colors. Most recently, a physicality has taken root in Deininger’s work—with the forms asserting themselves more clearly and directly, only tempered in some instances by the use of soft fleshy hues. As elements are repeated, reconfigured, expanded, and dissolved across the slate of paintings, Deininger’s iterative process reveals itself, allowing the viewer to engage with the singular yet interrelated effects of her processes.

Equally important to Deininger’s formal experimentations on the canvas is the design of the exhibition, which in its installation builds to a point of Crescendo for the viewer. A critical moment to bring harmony and complexity to the experience, Deininger is acutely attuned to progressions of scale and repetitions of color and form among the works. Here, each painting must stand as a critical, individual note, while also supporting and developing the chord. This strategic evolution extends then to the relationships and connections established between work, setting, and viewer, ensuring a holistic and intentional experience. The installation process marks the completion of Deininger’s symphony, allowing the engagement with her work to build and resolve—in ways the conclusion of the originating thread that sparks each body of work.

Svenja Deininger (B. Vienna, 1974) has had solo exhibitions in New York City and throughout Europe, including at Federica Schiavo Gallery, Milan; Joslyn Art Museum, Omaha, NE; secession, Vienna; Norton Museum of Art, West Palm Beach, FL; Galerie Martin Janda, Vienna; Kunsthalle Krems/Factory, Krems, Austria; and Osterreichisches Kulturforum, Warsaw. Deininger has also participated in group exhibitions at Bob van Orsouw Gallery, Zurich; Josh Lilley Gallery, London; Victoria Miro Gallery, London; the Wiels Center for Contemporary Art, Brussels; and the University of Michigan Museum of Art, Ann Arbor, to name a few. Her work is currently on view at Neues Museum, Nürnberg as part of the group exhibition Testbild. The artist currently lives and works in Vienna and Milan.

 

Svenja Deininger

Crescendo


October 25 – December 22, 2018
509 W 24th Street, New York


Opening Reception

Thursday, October 25, 2018
6 – 8 PM

Marianne Boesky Gallery is pleased to present Crescendo, Viennese artist Svenja Deininger’s third solo exhibition with the gallery. The exhibition will feature a new body of paintings that captures Deininger’s fluid manipulation of color and form, resulting in complex compositions that arise organically as she works the canvas. Driven by both formal inquiry and a deep understanding of physical environment, Deininger will create a holistic experience. Crescendo will be on view at the gallery’s 509 W. 24th Street location from October 25 through December 22, 2018.

Deininger approaches each exhibition as a distinct moment in time, following a single conceptual thread or inkling until it completes in a discrete body of work. In this way, Deininger is much like a composer, weaving together gesture, color, and line to create an intricacy of texture and rhythm, with each painting bringing a singular note and weight to the overall experience. Suspended between abstraction and figuration, her canvases evoke a range of seemingly intangible sensations—a fleeting dream, a spark of memory, the indiscernible outlines of a place, or an emotion lost but newly felt. These evocations are most recently influenced by her time spent painting in Milan, where she began this latest body of work, and Vienna, where she completed it. While devoid of any overt reference or symbol, the atmospheric and structural contours of her home and briefly adopted city have inspired both palette and silhouette within these new paintings.

These fragments of experience are made manifest through Deininger’s layering of form and color on the canvas—sometimes over many months and in different locations. Geometric forms, suggesting body and object, meld and overlap with more free-form abstract fields of color, establishing a sense of depth and movement on and beyond the surface plane. This visual experience is further intensified by Deininger’s stripping and recoating of paint and varnish, softening and heightening the emerging shapes and colors. Most recently, a physicality has taken root in Deininger’s work—with the forms asserting themselves more clearly and directly, only tempered in some instances by the use of soft fleshy hues. As elements are repeated, reconfigured, expanded, and dissolved across the slate of paintings, Deininger’s iterative process reveals itself, allowing the viewer to engage with the singular yet interrelated effects of her processes.

Equally important to Deininger’s formal experimentations on the canvas is the design of the exhibition, which in its installation builds to a point of Crescendo for the viewer. A critical moment to bring harmony and complexity to the experience, Deininger is acutely attuned to progressions of scale and repetitions of color and form among the works. Here, each painting must stand as a critical, individual note, while also supporting and developing the chord. This strategic evolution extends then to the relationships and connections established between work, setting, and viewer, ensuring a holistic and intentional experience. The installation process marks the completion of Deininger’s symphony, allowing the engagement with her work to build and resolve—in ways the conclusion of the originating thread that sparks each body of work.


Svenja Deininger (B. Vienna, 1974) has had solo exhibitions in New York City and throughout Europe, including at Federica Schiavo Gallery, Milan; Joslyn Art Museum, Omaha, NE; secession, Vienna; Norton Museum of Art, West Palm Beach, FL; Galerie Martin Janda, Vienna; Kunsthalle Krems/Factory, Krems, Austria; and Osterreichisches Kulturforum, Warsaw. Deininger has also participated in group exhibitions at Bob van Orsouw Gallery, Zurich; Josh Lilley Gallery, London; Victoria Miro Gallery, London; the Wiels Center for Contemporary Art, Brussels; and the University of Michigan Museum of Art, Ann Arbor, to name a few. Her work is currently on view at Neues Museum, Nürnberg as part of the group exhibition Testbild. The artist currently lives and works in Vienna and Milan.

15/9/2018 - PATRICK TUTTOFUOCO | ZERO (WEAK FIST), RIMINI, BERLIN, BOLOGNA

Exhibition dates: September 15th, 2018 - February 17th, 2019 ZERO (Weak Fist) è un progetto dell’artista Patrick Tuttofuoco promosso dal…

Exhibition dates: September 15th, 2018 - February 17th, 2019

ZERO (Weak Fist) è un progetto dell’artista Patrick Tuttofuoco promosso dal Polo Museale dell’Emilia Romagna con la collaborazione del Comune di Rimini, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e l’organizzazione culturale Xing, vincitore della prima edizione del bando Italian Council (2017) concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.

ZERO (Weak Fist) si svolgerà tra Rimini, Berlino e Bologna dal 15 settembre 2018 al 17 febbraio 2019.

Con ZERO (Weak Fist) Patrick Tuttofuoco ha inteso rispondere a una sollecitazione istituzionale la cui occasionalità parte da un locus geografico: l’Arco di Augusto di Rimini. Sfondo e scenario ispirazionale di questo intervento, l’Arco di Augusto è una struttura simbolica priva di porte e di barriere. Questa sua caratteristica lo rende a tutti gli effetti un’architettura non di difesa ma di accoglienza, testimone di un periodo di pace e convivenza tra popoli. Da Rimini, si diramano due strade consolari, l’Emilia e la Flaminia, che rifrangono, proprio partendo da questo sito, un limes che è al contempo urbano e universale, ossia una coincidenza tra i confini della città-stato e i confini della sua area di influenza politico-amministrativa in continua espansione.

ZERO (Weak Fist) si sviluppa come un intervento transitante: una scultura luminosa mobile progettata per ricollocarsi in una serie di tappe a Rimini, Berlino e Bologna.

I luoghi scelti per le tre città hanno un carattere di reperto archeologico, fossile, quasi fossero rimasti immutati nel tempo (formalmente o idealmente): l’arco romano di Rimini, il cortile/palazzo dell'Ambasciata Italiana a Berlino e la Porta Zamboni/San Donato, punto di accesso al quartiere universitario bolognese che è stato luogo di irradiazione della ripresa medioevale del diritto romano.

“La scultura è un oggetto fresco che pur mantenendo una forma scoraggiata e malinconica evidenzia la presenza, il contesto e il ruolo delle architetture alle quali aderisce quasi in una forma di simbiosi. Il pugno cadente da un lato può sembrare un’arresa, ma dall’altro un tentativo di negoziazione non violento”.

ZERO è un segno. Nel linguaggio dei segni lo zero é espresso mostrando la mano chiusa con il pollice a contatto con la punta delle altre dita. Polisemicamente raccorda il gesto di un Doriforo disarmato ripreso dalla statuaria ellenistica, e il rilascio sospeso tra tensione e rilassamento di un pugno semi-aperto allusivo del fare umano e la sua vita activa.

ZERO (Weak Fist) è un’opera cangiante, visibile nella sua natura mediale durante la notte, che utilizza un simbolo allusivo, espresso come presenza al contempo gioiosa e incombente in connessione con le monumentalità differenti di Rimini, Berlino e Bologna. E’ un gesto non violento insinuato tra architetture forti che segna la persistenza di un pensiero critico.

Patrick Tuttofuoco_breve biografia critica

Il linguaggio innovatore di Patrick Tuttofuoco dà vita a un’opera originale e capace di intessere un confronto paritario con gli altri importanti interventi d’arte che hanno avuto la via Emilia come oggetto di indagine. Il suo lavoro è incentrato sull'originale rilettura dei codici delle forme urbane, sulle modalità di coinvolgimento e di collaborazione del pubblico nel progetto delle opere, sulla sfera dell’intrattenimento, sulla realtà intesa come un organismo vivente fonte di energia. Le sue opere sono state esposte all’interno di prestigiosi contesti museali e in spazi pubblici sia in Italia (OGR Officine Grandi Riparazioni a Torino, Biennale di Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Milano, Piazza del Popolo a Roma come vincitore del Premio Enel Contemporanea, MART di Rovereto, MAMbo a Bologna, PAC e Hangar Bicocca a Milano, MAXXI a Roma, Fondazione Re Rebaudengo a Torino) che all’estero (Museum of Contemporary Art di Tokyo, De Appel di Amsterdam, Biennale di Shanghai, Biennale de l’Avana, Triennale di Folkstone, Manifesta 5, Art Metropole a Toronto, Istituto Italiano di Cultura di Berlino e di Madrid, Bloomberg a New York). Luci, superfici specchianti, laser e neon colorati, sono gli elementi che permettono a Patrick Tuttofuoco di creare un dialogo con il pubblico e con lo spazio in cui si trova a operare e che riflettono la radice dinamica e corale della sua ricerca artistica.

ZERO (Weak Fist) è un progetto dell’artista Patrick Tuttofuoco promosso dal Polo Museale dell’Emilia Romagna con la collaborazione del Comune di Rimini, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e l’organizzazione culturale Xing, vincitore della prima edizione del bando Italian Council (2017) concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.
ZERO (Weak Fist) si svolgerà tra Rimini, Berlino e Bologna dal 15 settembre 2018 al 17 febbraio 2019.
Con ZERO (Weak Fist) Patrick Tuttofuoco ha inteso rispondere a una sollecitazione istituzionale la cui occasionalità parte da un locus geografico: l’Arco di Augusto di Rimini. Sfondo e scenario ispirazionale di questo intervento, l’Arco di Augusto è una struttura simbolica priva di porte e di barriere. Questa sua caratteristica lo rende a tutti gli effetti un’architettura non di difesa ma di accoglienza, testimone di un periodo di pace e convivenza tra popoli. Da Rimini, si diramano due strade consolari, l’Emilia e la Flaminia, che rifrangono, proprio partendo da questo sito, un limes che è al contempo urbano e universale, ossia una coincidenza tra i confini della città-stato e i confini della sua area di influenza politico-amministrativa in continua espansione.
ZERO (Weak Fist) si sviluppa come un intervento transitante: una scultura luminosa mobile progettata per ricollocarsi in una serie di tappe a Rimini, Berlino e Bologna.
I luoghi scelti per le tre città hanno un carattere di reperto archeologico, fossile, quasi fossero rimasti immutati nel tempo (formalmente o idealmente): l’arco romano di Rimini, il cortile/palazzo dell'Ambasciata Italiana a Berlino e la Porta Zamboni/San Donato, punto di

 

 

24/8/2018 - SALVATORE ARANCIO | SURREAL SCIENCE: LOUDON COLLECTION WITH SALVATORE ARANCIO, WHITECHAPEL GALLERY, LONDON, UK

Exhibition dates: August 24th, 2018 - January 6th, 2019 Gallery 7, Free Entry On encountering an exquisitely rendered glass jellyfish…

Exhibition dates: August 24th, 2018 - January 6th, 2019

Gallery 7, Free Entry

On encountering an exquisitely rendered glass jellyfish and other invertebrates by Leopold and Rudolf Blaschka in the Natural History Museum at Harvard University in 1998, Dutch art collector George Loudon began an extraordinary collection of scientific objects. These 19th century teaching models and illustrations were created for handling and contemplation in the pursuit of knowledge of the natural world.

The collection now contains over 200 objects, crafted from unexpected materials including lost-wax casts, minerals, velvet, ivory and glass and extends to strikingly-illustrated books, prints, drawings and anatomical specimens from taxidermied animals to bisected human skulls and papier-mâché flowers.

Whitechapel Gallery invites Salvatore Arancio (b. 1974, Italy) to select from and respond to the collection in an exhibition that stages the objects in dialogue with the artist’s own works. Arancio is renowned for his fantastical prints and ceramics that erupt in vividly chromatic biomorphic forms. He has devised a surreal scenography filled with sound, light and his own ceramic sculptures. They are juxtaposed with scientific objects to create startling hybrids and poetic narratives including a 19th century treatise on the shape and colour of human souls. A film with a new soundtrack by The Focus Group musician Julian House takes nature documentaries as its starting point.

Inner and outer worlds are brought together in an installation that illuminates a rare collection devoted to exploring and understanding the mysteries of nature and existence through scientific enquiry.

#SurrealScience

Collection
Surreal Science: Loudon Collection with Salvatore Arancio

25 August 2018 – 6 January 2019

On encountering an exquisitely rendered glass jellyfish and other invertebrates by Leopold and Rudolf Blaschka in the Natural History Museum at Harvard University in 1998, Dutch art collector George Loudonbegan an extraordinary collection of scientific objects. These 19th century teaching models and illustrations were created for handling and contemplation in the pursuit of knowledge of the natural world.

The collection now contains over 200 objects, crafted from unexpected materials including lost-wax casts, minerals, velvet, ivory and glass and extends to strikingly-illustrated books, prints, drawings and anatomical specimens from taxidermied animals to bisected human skulls and papier-mâché flowers.

Whitechapel Gallery invites Salvatore Arancio (b. 1974, Italy) to select from and respond to the collection in an exhibition that stages the objects in dialogue with the artist’s own works. Arancio is renowned for his fantastical prints and ceramics that erupt in vividly chromatic biomorphic forms. He has devised a surreal scenography filled with sound, light and his own ceramic sculptures. They are juxtaposed with scientific objects to create startling hybrids and poetic narratives including a 19th century treatise on the shape and colour of human souls. A film with a new soundtrack by The Focus Group musician Julian House takes nature documentaries as its starting point.

Inner and outer worlds are brought together in an installation that illuminates a rare collection devoted to exploring and understanding the mysteries of nature and existence through scientific enquiry.

#SurrealScience

22/6/2018 - CARLO GABRIELE TRIBBIOLI | THAT'S IT! SULL'ULTIMA GENERAZIONE DI ARTISTI IN ITALIA E A UN METRO E OTTANTA DAL CONFINE, MAMBO, BOLOGNA, ITALY

Exhibition dates: June 22nd, 2018 - January 6th, 2019 Il MAMbo apre la programmazione espositiva del suo spazio principale -…

Exhibition dates: June 22nd, 2018 - January 6th, 2019

Il MAMbo apre la programmazione espositiva del suo spazio principale - la Sala delle Ciminiere - sotto la direzione artistica di Lorenzo Balbi, con That’s IT! Sull'ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, una mostra che presenta i lavori di 56 tra artisti e collettivi nati dal 1980 in avanti, esplorando differenti media e linguaggi.

L’esposizione, dal taglio dichiaratamente generazionale, indaga gli sviluppi più recenti dell’arte nel nostro Paese, coerentemente con un preciso posizionamento nel panorama italiano e internazionale che il MAMbo ha scelto di darsi.

That’s IT! (IT come codice dell’Unione Europea che individua la sigla dell’Italia) non si sviluppa, volutamente, intorno a un concept unitario e monolitico, ma propone interrogativi e possibili letture della contemporaneità in una prospettiva aperta, dialettica e magmatica. Ha ancora senso oggi definire un artista “italiano”? Cosa contribuisce a determinare la definizione di “italianità”? Tale definizione ha delle conseguenze sull’autorappresentazione dell’artista? Dove e come poniamo il confine geografico e generazionale? La mostra propone alcune tra le possibili risposte.

Matilde Cassani (1980), Giuseppe De Mattia (1980), Margherita Moscardini (1981), Michele Sibiloni (1981), Riccardo Benassi (1982), Ludovica Carbotta (1982), Danilo Correale (1982), Andrea De Stefani (1982), Giulio Squillacciotti (1982), Marco Strappato (1982), Carlo Gabriele Tribbioli (1982), Ian Tweedy (1982), Invernomuto (Simone Trabucchi, 1982 e Simone Bertuzzi, 1983), Francesco Bertocco (1983), Giovanni Giaretta (1983), Lorenzo Senni (1983), Alberto Tadiello (1983), IOCOSE (Filippo Cuttica, 1983, Davide Prati, 1983, Matteo Cremonesi, 1984 e Paolo Ruffino, 1984), Elia Cantori (1984), Giulio Delvè (1984), Elena Mazzi (1984), Diego Tonus (1984), Calori&Maillard (Violette Maillard, 1984 e Letizia Calori, 1986), Federico Antonini (1985), Alessio D’Ellena (1985), Nicolò De Giorgis (1985), Riccardo Giacconi (1985), Adelita Husni-Bey (1985), Diego Marcon (1985), Ruth Beraha (1986), Elisa Caldana (1986), Roberto Fassone (1986), Francesco Fonassi (1986), Petrit Halilaj (1986), Andrea Kvas (1986), Beatrice Marchi (1986), The Cool Couple (Niccolò Benetton, 1986 e Simone Santilli, 1987), Filippo Bisagni (1987), Benni Bosetto (1987), Lia Cecchin (1987), Alessandro Di Pietro (1987), Stefano Serretta (1987), Giulia Cenci (1988), Tomaso De Luca (1988), Julia Frank (1988), Marco Giordano (1988), Orestis Mavroudis (1988), Valentina Furian (1989), Parasite 2.0 (Stefano Colombo, 1989, Eugenio Cosentino, 1989 e Luca Marullo, 1989), Alice Ronchi (1989), Emilio Vavarella (1989), Irene Fenara (1990), Angelo Licciardello (1990) & Francesco Tagliavia (1992), Caterina Morigi (1991), Margherita Raso (1991), Guendalina Cerruti (1992).