Alessandro Mendini and Andrea Sala | Lucido, ancora più lucido

Artists

OPENING WEDNESDAY, SEPTEMBER 23
UNTIL MID-NOVEMBER 2020

in collaborazione con GALLERIA LUISA DELLE PIANE, MILANO
La mostra sarà accompagnata da un testo di Alessandro Rabottini

 

Schiavo Zoppelli Gallery è lieta di presentare un progetto in collaborazione con la Galleria Luisa delle Piane, nato da un’idea di Alessandro Rabottini che mette in dialogo due personalità artistiche milanesi di diverse generazioni: il designer Alessandro Mendini e l’artista Andrea Sala.

Raffinati ricercatori di un approccio personale all’oggetto, l’architetto e l’artista a confronto sono accomunati dalla straordinaria capacità di esaltare il valore qualificante delle superfici, dei materiali e delle strutture percepibili dell’oggetto. Se uno attinge nella sua ricerca dall’immaginario letterario e dal mondo dell’arte e delle immagini, l’altro è sedotto dalla perfezione delle strutture architettoniche e dalla qualità della materia; entrambi guidati da uno sguardo sempre curioso e attento sul mondo, si sganciano dall’uso razionale e tradizionale di colori e materiali.

Alessandro Mendini è nato a Milano (1931-2019). Architetto, artista, critico e designer è stato personaggio rappresentativo dell’idea di una progettazione critica cosciente e poetica. Interessato a scrivere e a teorizzare, oltre che disegnare, ha diretto in successione le riviste Casabella, Modo, Domus e Ollo.  Ha pubblicato diversi libri e raccolte di suoi scritti, dove si è fatto portavoce della crociata per un’architettura eclettica, incoerente, una macchina meravigliosa che mescola gli stili e i linguaggi prendendoli dalla contemporaneità come dalla storia, dall’arte e dalle produzioni di massa. Per definire i propri intenti, Mendini è ricorso all’immagine del caleidoscopio, “uno stato di moto continuo, schegge, spezzoni di un sistema visivo, frammenti dell’immaginario contemporaneo”. Dagli anni '70 è stato il punto di riferimento nella svolta verso il design post-moderno. Ha difeso il Banale e il Kitsch, armi segrete con cui si può riscattare dalla noia l’architettura funzionalista e seriosa. Dal 1979 al 1991 ha dato vita ad Alchimia, gruppo di radical design tra i più conosciuti al mondo. L’idea portante era l’ibridazione tra le arti. Questo lavoro lo ha condotto verso il design radicale, l’architettura neo moderna, e verso un approccio calligrafico, coloristico, simbolico, romantico e problematico con il progetto. Da allora ha realizzato un mondo fiabesco di oggetti, mobili, prototipi, prodotti, pitture, scritti, ambienti, installazioni e situazioni spesso intrecciate, complesse, polemiche, paradossali, ironiche e letterarie.

La ricerca artistica di Andrea Sala (Como, 1976), ispirata all’estetica tradizionale e alle avanguardie del XIX secolo, in particolare nel campo del Design, dell’Architettura e delle Arti Visive in generale, trova compimento nell’essenzialità delle forme e nell’utilizzo di tecniche tradizionali applicate a materiali industriali, o viceversa. La scelta dei materiali ha un ruolo centrale nella pratica di Sala: l’artista li seleziona in base alle peculiarità intrinseche della materia, che si modifica durante tutte le fasi del processo di produzione. Osservato da vicino, esplorato nel suo farsi, esso è come un racconto, composto da pezzi da accostare, tanto enigmatico quanto evidente e manifesto come la storia della nostra cultura materiale. Questa attitudine consente di superare la compiutezza della fonte iniziale per lasciare spazio a opere sempre più “corrotte” da influenze diverse. Sala indaga il mondo dei beni industriali, in cui la funzione degli oggetti man mano si perde grazie all’effetto decontestualizzante del procedimento artistico. Seziona il mondo delle cose con cura e ossessiva scrupolosità e le trasforma in un personale alfabeto alla base di un fare sempre alla ricerca delle proprie ragioni.